Un paese di imbecilli

Quale forma di oscuro malessere si è impossessato della società italiana che non riesce più a reagire alle innumerevoli idiozie che le vengono propinate giornalmente dalla pubblicità e dalla politica? Queste due scienze, che hanno in comune la “p” e la radice polis, che vuol dire città, collettività, ed estensivamente quello che riguarda il pubblico, sono in qualche modo la misura del livello di capacità intellettiva della gente cui sono destinate, nel senso che l’offerta pubblicitaria e politica viene graduata in relazione alla capacità di accoglimento delle persone. Pertanto più il livello è ritenuto basso, modesto, tanto più l’offerta sarà semplice, di immediato apprendimento, volutamente  stupida fino ad essere idiota.

Di conseguenza ascoltando i messaggi inviati ai cittadini, al pubblico, si può captare quanta considerazione abbiano gli operatori dei settori del loro target di riferimento.

Orbene esaminiamo alcuni di questi messaggi:

Automobili: le industrie vogliono piazzare sul mercato quel genere di vetture chiamate SUV, che sono più o meno tutte uguali, forma a melanzana, alte, tondeggianti. La parola d’ordine è libertà e sterrato: gli italiani corrono in campagna, su strade lunghissime, si arrampicano sulle montagne, competono con cowboy a cavallo, sfiorano il mare. Gli italiani salgono su un automobile gialla, orrenda, e i palazzi si girano, le donne impazziscono, e loro si sentono i più figaccioni della città. Tutto sbagliato, tutto falso, in realtà nessuno li guarda, le donne vomitano, e il massimo della asperità è un marciapiede sul quale posteggiare.

Eppure, se guardi negli occhi ottusi uno che ha appena comprato un Suv, gli leggi l’orgoglio della superiorità. Così gli shampoo, che non servono assolutamente a nulla, ma che ti trasformano la vita, così gli integratori, che potenziano le possibilità, così gli yogurt che ti fanno andare in bagno, altrimenti ti gonfi come un pallone, così la famosa cura per la prostata, con una moglie che ti guarda come tu fossi un imbecille, simile all’altra moglie che vuole sapere se hai applicato gli sconti al supermercato altrimenti si incavola.

Un delirio che assomiglia a quello politico, nel quale chi ha fiato emette una sequela di stupidaggini che farebbero impallidire un disegnatore di fumetti, e le destina al suo pubblico,  sapendo  che la povera massaia si accontenta del poliziotto di quartiere o della fantomatica pensione, tanto dopo c’è tempo per ritrattare.

Il gregge va dove dice il pastore, ed i cani controllano che nessuna pecora esca dalla fila.

Ecco noi siamo il gruppone, e pochi pastori dotati di bastone e di cani ci guidano verso i pascolo, ed intanto scelgono quale pecora sacrificare il giorno dopo.

 

Noi siamo quelli del Suv, della prostata, dello yogurt, della banca amica, e della pensione raddoppiata, della sicurezza per le strade, della ecologia, della Europa felice, del lavoro garantito, dei giovani che crescono, della scuola per tutti e della sanità finalmente adeguata. Detto diversamente noi siamo gli imbecilli cui la pubblicità e la politica si rivolgono per vendere prodotti. Nessuno ci parla dell’abisso del debito pubblico, della BCE che tra un po’ non comprerà più i titoli di Stato, dell’America con il suo dollaro debole che tra un po’ ci schiaccerà, della Germania che ci ha già triturato. L’economia, quella vera, non è argomento affrontabile con gli imbecilli, tanto vale non affrontarlo per niente! Così ci troveremo senza sedia prima che il sole tramonti, e la colpa sarà nostra, ovviamente.

 

Michele Lo Foco

Autore dell'articolo: redazione

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