THE REPORTS ON SARA & SALEEM

Regia di Muayad Alayan

con Maisa Abd Elhadi, Mohammad Eid, Kamel El Basha, Ishai Golan, Bashar Hassuneh.

 Sarah è una benestante gestrice di un bar, Saleem un fattorino, i due sono amanti che consumano sporadicamente la loro passione nel furgone con cui lui fa consegne in giro per Gerusalemme. Una notte decidono di concedersi un uscita a Betlemme, dove nessuno li conosce, ma vengono avvistati.

Lei è israeliana, lui palestinese, l’emergere del loro segreto genera un enorme malinteso. I fatti sono presto ingigantiti e strumentalizzati dalle rispettive comunità, e così un storia di tradimento tra due individui comuni trascende la sfera privata per diventare caso politico, attivando un turbine di eventi in grado di distruggere le loro vite.

L’indagine dei personaggi e sofisticata e magistrale: Saleem è un uomo stanco di subire le pressioni della famiglia della moglie e l’umiliazione di non poter provvedere economicamente da solo a lei e al bambino in arrivo, Sarah è una donna insoddisfatta e annoiata, in cerca di emozioni forti, ma che non può rinunciare ai privilegi del suo status. Ai due si affianca l’entrata in scena dei rispettivi coniugi: Bisan, giovane moglie forte e grintosa benché in dolce attesa, e Avi, colonnello dell’esercito israeliano, che punta tutto sulla carriera e impone alla famiglia continui trasferimenti.

 Questi quattro personaggi si muovono sullo sfondo di una città impossibile, Gerusalemme, logorata dal conflitto tra israeliani e palestinesi, la disparità socio-economica, le tensioni culturali, la corruzione del sistema politico.

 Il film, secondo lungometraggio del regista Muayad Alayan, con sceneggiatura del fratello Rami, ha collezionato vari premi internazionali tra cui il Premio Speciale della Giuria per la Sceneggiatura al Festival di Rotterdam.

Con una regia che si fa di un suono e un montaggio realistici, i due fratelli mostrano in modo imparziale i fatti, puntando tutta l’attenzione sullo sviluppo umano dei protagonisti: vittime di dilemmi personali, e morali, pressioni e squilibri di potere. Non c’è giudizio morale, ma ciascuno agisce mosso dalle proprie ragioni, che nascono dall’egoismo o dalla necessità. E una domanda emergere da sé a poco a poco: è giusto anteporre se stessi agli altri anche a costo di rovinarne la vita per salvare la propria?

Jessica Sottile

Al cinema da Gennaio 2019

Autore dell'articolo: GIovanni De Santis

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