The Lodge

L’ultimo lavoro della coppia di cineasti austriaci Veronika Franz and Severin Fiala è film di genere thriller-horror di certo originale ma meno tagliente della precedente pellicola Goodnight Mommy (2015).
The Lodge si muove tra il reale e l’onirico, tentando di sfumare i contorni del passaggio tra i due piani, operazione che non è sempre ben riuscita.
Una donna si suicida alla richiesta di divorzio da parte del marito, determinato a sposare un’altra donna, sua ex paziente.

I figli della coppia, Aidan (Bill Denbrough del primo capitolo di  “IT” di Andy Muschietti) e Mia (Lia McHugh) sono prevedibilmente sconvolti dalla notizia e non accolgono di buon grado – anche a distanza di mesi dall’accaduto – l’entrata in scena della nuova compagna del padre Grace (interpretata da Riley Keough, nota per “Mad Max: Fury Road” del 2015 e “La casa di Jack” nel 2018), che tuttavia è risoluto a organizzare una gita in montagna per consentire la reciproca conoscenza di fidanzata e figli. I ragazzi hanno fatto qualche ricerca sul passato della donna, scoprendola unica sopravvissuta di una setta di devoti a Cristo, tutti morti suicidi eccetto lei.

II piano del padre è dunque di lasciare i due ragazzi in compagnia della futura matrigna per qualche giorno e poi raggiungerli a Natale. Tuttavia, una volta lasciati soli in questa vecchia casa di montagna, i tre dovranno fronteggiare una serie di eventi angoscianti e inspiegabili che iniziano a verificarsi.
L’escalation avrà un tragico svolgimento quando le psicosi della donna, a fronte di questi eventi, la convincono che l’espiazione dei suoi peccati è l’unica via per la salvezza. Da un certo momento la confusione nella sua mente segnata da traumi pregressi raggiunge il culmine e nulla potrà tornare come prima.
A un’ambientazione e atmosfere molto d’impatto, dominate da un’estetica sofisticata (il direttore della fotografia Sergio Casci vanta collaborazioni con Yorgos Lanthimos) fa da contraltare una sceneggiatura a tratti acerba e sicuramente meno riuscita. I toni desaturati e il contrasto dello scuro e opprimente legno (della casa in montagna e di quella vagheggiata nei deliri della ragazza) si stagliano a più riprese come il peccato contro il bianco pervasivo della neve che isola i protagonisti.
Sebbene intriso di ottimi spunti, la pellicola arranca soprattutto nella parte centrale, diventando piuttosto ripetitiva e cristallizzandosi su una serie di fenomeni che vorrebbero trascinarci sempre più a fondo nella paranoia della ragazza.


Il punto di vista è confusamente ripartito tra i due fratelli e la donna, cosicché ci troviamo inizialmente a seguire lo sviluppo degli eventi dalla prospettiva dei ragazzi, per poi passare a quella di Grace e ritornare infine sui primi. Scelta poco convincente che mette in luce alcune debolezze della sceneggiatura, co-scritta dai due registi insieme a Casci.
Il perno di The Lodge è certamente sviscerare l’idea del peccato e del pentimento. Chi è il peccatore e chi la vittima tra la donna e i due giovani? Chi ha delle colpe da espiare più pesanti dell’altro, chi deve pentirsi? Lei che è stata a suo modo una “causa” della morte della madre ed è reduce da un oscuro passato o loro che la sottopongono alla loro spietata rabbia vendicativa.

Il film è stato presentato al Sundance Film Festival di e sarà nelle sale italiane dal 16 gennaio 2020.

Jessica Sottile

Autore dell'articolo: staff

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