Cassius Clay ci manda ancora al tappeto

Serie TV

Ken Burns realizza per la televisione americana una docuserie sul pugile afroamericano, con gli incontri più importanti, interviste a intellettuali, digressioni sugli avversari, senza dimenticare le pecche umane e professionali

In una delle sue tipiche sbruffonate, Muhammad Ali (al tempo ancora noto come Cassius Clay) disse di essere il sogno di ogni giornalista sportivo: faceva sempre notizia sia sul ring che fuori, era uno showman nato. La sua storia è anche il sogno di ogni documentarista, e infatti Ali è forse uno dei personaggi più documentarizzati in assoluto. C’era bisogno, viene quindi da chiedersi, di Muhammad Ali, docuserie in quattro episodi realizzata da Ken Burns per la PBS, la tv pubblica statunitense?

In realtà, anzi, è strano pensare che un documentarista di razza come Ken Burns non avesse ancora affrontato Muhammad Ali, e ora lo ha fatto con la diligenza che ci si aspettava da lui: i quattro episodi durano due ore ciascuno e ricostruiscono l’intera vita del più grande pugile di sempre con un approfondimento e una dedizione davvero appaganti. E poi la figura di Ali è talmente complessa da poterne parlare all’infinito: tra i commentatori intervistati da Burns troviamo romanzieri, poeti, accademici, pugili, attivisti, tutti perfettamente pertinenti e anzi necessari.

Proprio per questa complessità, infatti, la maggior parte delle opere su Ali hanno scelto un tema o un periodo (When we were kings: il ritorno sul ring e il match con Foreman; Blood Brothers: il rapporto con Malcom X; e così via). Il merito del lavoro di Burns è invece la sua enciclopedica onnicomprensività: ci sono spezzoni di quasi tutti gli incontri, non solo quelli più famosi; c’è l’evoluzione del controverso rapporto con la Nation of Islam; c’è la maturazione della figura pubblica di Ali da personaggio estremamente divisivo a nemico numero uno di mezza America a uomo più amato del pianeta. Ci sono anche i lati più difficili da accettare, come l’adesione al separatismo nero, gli insulti gratuiti (e a volte razzisti) ai rivali, i continui tradimenti alle quattro mogli.