RED JOAN

Regia di Trevor Nunn. Cast: Judi Dench, Sophie Cookson, Stephen Campbell Moore, Tom Hughes, Ben Miles.

Basato sul romanzo “La ragazza del KGB”

In un tranquillo sobborgo inglese, nel 2000, un’anziana donna viene strappata alla sua vita perché scoperta essere una spia inglese che all’epoca della Seconda guerra mondiale aveva lavorato per il KGB passando informazioni riservate e fondamentali per la costruzione della bomba atomica ai russi. Per questo il governo inglese, alla luce del tradimento della donna (interpretata da una sempre impeccabile Judi Dench), è pronto a processarla anche a distanza di mezzo secolo e comincia per lei un estenuante interrogatorio dove rivivrà i fatti dell’epoca sotto lo sguardo incredulo del figlio Nick (Ben Miles), avvocato di successo che credeva la donna una semplice madre di famiglia.

Red Joan si ispira alla storia vera di Joan Stanley, studentessa di fisica a Cambridge negli anni Trenta, che, ancora matricola (Sophie Cookson nei panni della protagonista in gioventù), si avvicina –più per moda che per reale interesse– a un gruppo di intellettuali militanti comunisti. Qui fa la conoscenza dei cugini Leo e Sonya, cosmopoliti e raffinati studenti di origini russe, scappati dalla Germania nazista dove erano cresciuti perché ebrei. Conclusi gli studi, Joan trova occupazione come segretaria presso il Tube Alloys, gruppo di ricerca segreto che lavora sulla sperimentazione nucleare finalizzata alla realizzazione della bomba atomica.

L’obiettivo del gruppo è inizialmente giungere alla scoperta di questa arma prima degli avversari, ma ben presto la “competizione” si instaura anche con gli Alleati: così inglesi, americani e russi lavoreranno allo stesso obiettivo occultandosi a vicenda informazioni e progressi. In questo clima la giovane Joan decide di condividere documenti e fascicoli segreti ai russi, diventando a tutti gli effetti una spia.

Il film, forse troppo romanzato, offre però una lettura lucida e interessante dei fatti accaduti che viene svelata per gradi. Se all’inizio, ascoltando la confessione dell’anziana signora, non capiamo, come del resto non riesce il figlio, le ragioni che la spinsero a un gesto tanto ardito e lo riteniamo un semplice atto di amore nei confronti di Leo, via via intuiamo che c’è qualcosa di più: la conoscenza e il progresso non possono avere vinti e vincitori, non possono avere vittime e carnefici. Dopo la tragedia di Hiroshima e Nagasaki, in Joan si risveglia una piena consapevolezza di ciò che sta avvenendo e capisce di dover intervenire in prima persona sfruttando la sua posizione di donna, che la faciliterà nell’agire nell’ombra. Come fare per disinnescare questo circolo di morte e distruzione che è la Seconda guerra mondiale? Secondo Joan soltanto la parità di mezzi potrà sventare gli attacchi delle diverse parti. Il film segue la protagonista nell’arco di dieci anni (dai 20 ai 30), in percorso di maturazione da acerba e vulnerabile studentessa in una brillante scienziata che sceglie di mettere al centro l’amore, ma non per un uomo (per Leo, il suo primo amante, o per il professore Max), bensì per la scienza. Un mix accattivante di spionaggio, segreti, relazioni sentimentali, guerra e morte che rendono la pellicola piuttosto movimentata.

La ricostruzione storica è eseguita con zelo, ottimi i costumi e le atmosfere della Cambridge dell’anteguerra, ma il punto di forza è senz’altro il messaggio, che porta alla ribalta una donna e l’eccezionale importanza delle sue azioni in un momento storico in cui gli uomini sembravano unici artefici della Storia. Quello che sulle prime può apparire un film vittima di un certo modo stereotipato di rappresentare il primo quarto del Novecento –gli ambienti universitari, le abitudini di un epoca– dimostra invece tutta la sua carica innovativa nella costruzioni di personaggi che via svelano tutta la loro complessità e ambiguità, costringendoci a ricrederci sulle nostre prime impressioni: la manipolabile Joan, l’esotica e affascinante amica Sonya, frivola e modaiola (Tereza Srbova), il professore Max, uomo tutto d’un pezzo, l’inarrestabile e inscalfibile Leo; ciascuno si dimostrerà l’opposto di quanto messo in campo dalle apparenze.

La regia di questo adattamento cinematografico del romanzo La ragazza del KGB di Jennie Rooney (2018) è affidata a Trevor Nunn, già noto per I Miserabili (1995) e La 12ª notte (1996) e sarà nelle sale italiane a partire dal 9 maggio.

Jessica Sottile

Autore dell'articolo: staff

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