NOI E GLI AMERICANI

La vera differenza tra noi e gli americani è semplice: per noi l’arte, o quello che consideriamo arte o cultura, è appannaggio di una élite che nella sua assoluta superiorità ritiene di tutelarla indipendentemente dal fatto che sia capita o apprezzata o condivisa.

Questa élite è rappresentata prevalentemente dalla sinistra ideologica, la stessa sinistra che oscura perché è volgare il lato erotico della donna per riservarlo a intime e rare occasioni e che rifiuta qualunque tipo di collaborazione intellettuale con il volgo.

Nanni Moretti in Palombella Rossa

Gli americani invece sono dominati dal denaro, e nulla che non rappresenti un affare suscita la loro attenzione e il loro impegno. Anche il cinema e la cultura sono oggetti di un grande mercato commerciale, anche gli attori sono pedine di un meccanismo speculativo che ha nel pubblico l’unico e vero arbitro, e nulla può intervenire e disturbare questo connubio, nessun interesse pubblico, nessun intellettuale, nessun critico.

Dicono “perché mai dovrei proporre al pubblico uno che nell’ultimo film ha dimostrato di non piacere?”

Dicono anche: “costui o costei, non sappiamo perché, piacciono, e allora ne prendiamo atto.”

Glenn Ford e Rita Hayworth in “Gilda” di Charles Vidor

Qual è pertanto lo spirito con il quale gli americani strutturano le loro opere? L’attore principale certamente deve essere esaltato, mentre l’attrice a latere non deve disturbare l’assoluta attenzione del pubblico verso il protagonista, e pertanto deve essere carina ma non bella, interessante ma non troppo. Nulla vieta però di accostare ai primi due qualche nuovo entrato, per saggiarne le possibilità o il gradimento: così facendo il produttore mette nel suo arco una nuova freccia che potrebbe essere efficace oppure no. Resta il fatto che l’attore, come la storia, devono piacere: da noi no.

Nicole Grimaudo

Se un attore non piace, nel senso che non traina il pubblico verso la sala cinematografica, da noi non è un problema, l’importante è che piaccia alla burocrazia televisiva o all’élite cinematografica festivaliera, perché se poi, come avviene normalmente  il film non fa una lira, la colpa è del destino e il danno lo subiscono i cittadini ed il settore, non gli intellettuali del mondo dello spettacolo, che loro si lo capiscono e lo apprezzano.

Michele Lo Foco

Autore dell'articolo: redazione

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