L’uomo che rubò Banksy

L’uomo che rubò Banksy

Il fantasma dell’arte contemporanea

Regia di Marco Proserpio. 

Un film con Iggy Pop, Carlo McCormick, Walid Zawahrah, Mikael Cawanati, Stephen Keszler.

Evento speciale solo l’11 e 12 Dicembre al cinema.

Dopo l’anteprima italiana dal Torino Film Festival 2018

Sezione festa mobile.

Il 2007 è la data che farà da ciak al film, quando Banksy e la sua crew firmano a loro modo le case nei territori occupati dei Palestinesi.

Il murale del soldato che chiede documenti all’asino crea varie interpretazioni, la mia personale è a favore dei palestinesi, ma al popolo meno: il soldato che ha ricevuto l’ordine di controllare tutti i documenti lo esegue …proprio da asino ,controllando tutti, persone o animali (in questo caso l’asino, sarà una casualità ???).

Per vendicare questo affronto l’imprenditore Maikel Canawati, insieme a Walaid (detto la bestia), segano letteralmente, con un flessibile ad acqua, l’opera di street art per farne cosa??

Occultarla, deturparla in segno di spregio??? Macché, per farne commercio, forse per scopi altruistici o per opere di carità ?? La loro unione finisce per il dio danaro, altroché, la speculazione imperversa come nella società occidentale dedita solo al business.

L’artista o gli artisti, diventano famosi: geni, giovani dotati di talento, rivoluzionari che esprimono in questo modo artistico le loro ragioni a favore o contro.

Dopo sette anni Bansky è diventata un icona, le aste per accaparrarsi le opere salgono come le azioni alla borsa valori. 

Era quello che si sarebbe aspettato l’anarchico rivoluzionario dal volto nascosto??? 

O avrebbe preferito non “giocare” sul copyright della Street Art, movimento culturale post-coloniale per antonomasia, arte per tutti ma effimera, espressione di protesta borderline tra libertà e vandalismo?.

I punti di vista sono innumerevoli, come spesso accade per questioni così complicate come la lotta Israeliano/Palestinese, arte e commercio, cultura, street art e diritti d’autore.

A voi il giudizio finale.

Giovanni De Santis

Autore dell'articolo: staff

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