Le jeune Ahmed – L’età giovane

Regia di Jean-Pierre Dardenne, Luc Dardenne.

Un film con Idir Ben Addi, Olivier Bonnaud, Myriem Akheddiou, Victoria Bluck, Claire Bodson.

 La riconferma dei fratelli Dardenne

Nel nuovo film che segna il grande ritorno dei fratelli Dardenne, vincitore del premio miglior regia al Festival di Cannes 2019 – competizione che aveva già visto i due registi ricevere la prestigiosa Palma d’oro nel 1999 con Rosetta e nel 2005 con L’Enfant.

Una storia d’amore – Ahmed è un giovane adolescente, nato e cresciuto in Belgio da famiglia mussulmana, che abbraccia per qualche ragione la frangia più estremista dell’islam, sulle orme del suo imam, modello che esercita sul tredicenne un forte potere. Plagiato da queste idee radicali Ahmed si scontra così con la madre (Claire Bodson), la sorella e tutta la comunità mussulmana perfettamente integrata che lo circonda, fino all’insegnante di arabo Inès (Myriem Akheddiou), molto preoccupata per le sue derive.

Omettendo le origini di questa radicalizzazione, il film ci conduce – a percorso di conversione già avvenuto – in una quotidianità scandita da regole, rituali e principi severissimi (il momento della preghiera, il rifiuto della figura femminile, la pulizia compulsiva del corpo e delle mani) che il giovane è tenuto a seguire alla lettera per mantenere la sua condizione di “puro” e che smania per imporre a chi lo circonda. Quando sembra che l’unico gesto possibile nella sua lotta all’integrità verso Allah sia uccidere l’insegnante di arabo per le sue idee contrarie alla frangia radicale – senza peraltro riuscire nel suo intento -, comincia il suo viaggio tra riformatorio e programmi di rieducazione.

Qui, Ahmed, pur cercando di rimanere integerrimo al suo credo inizia una inevitabile apertura al mondo, alle gioie, ai piccoli tormenti e alle leggerezze tipiche della sua età e, sempre più, dovrà combattere contro se stesso – più che contro il mondo esterno – e la sua personale “infedeltà” che giorno dopo giorno guadagna spazio dei suoi pensieri e nelle sue azioni. Una regia magistrale, dosata ma sublime che accarezza da vicino i gesti quotidiani e le imprese di Ahmed e ci mostra dall’interno come – purtroppo – lo spettro della radicalizzazione sia sempre presente anche laddove non c’è il male, il disagio o l’abbandono. La fede cieca e incondizionata può nascere anche in un ambiente “protetto” e condurre a gesti impensabili. Sono gli adulti, in questi nel film, che mostrano comprensione e pazienza  nei confronti di Ahmed e della sua giovane età e con fiducia lo accompagnano verso un percorso di redenzione, senza perpetuare violenza o esercitare pressioni sul giovane.

Il tema attuale e l’interpretazione eccellente del protagonista Idir Ben Addi aggiungono valore a questo nuovo lungometraggio scritto e diretto dai due sceneggiatori belgi, che andando oltre l’atto di violenza ricercato da Ahmed indaga il concetto di fede e c’è lo mostra da una prospettiva nuova.

al cinema dal 31 Ottobre

Jessica Sottile

Autore dell'articolo: staff

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