La verità per una volta sulle fiction

Quante parole inutili e false sono state spese su questa sezione della produzione italiana, che e’ assurta a emblema dei nuovi corsi televisivi ed e’ stata celebrata dal ministro Franceschini con una legislazione generosa quanto incosciente.

C’è da dire innanzitutto che le serie a puntate sono sempre esistite , una volta si chiamavano sceneggiati , ed ho memoria della attenzione con la quale mia madre seguiva ‘la cittadella’ ed attori seriosi come Alberto Lupo e Ilaria Occhini. Non c’era l’esaltazione del genere , la Rai trasmetteva storie impegnate e famose come il libro Cuore perché faceva parte del suo compito istituzionale , tutto qui. 

I tempi cambiarono le mode e la società , e gli sceneggiati si trasformarono in fiction, ma l’impegno istituzionale rimase nel lavoro di un  dirigente Rai Stefano Munafo’ che e’ stato il grande studioso del genere. Con lui si e’ affermata la lunga serialità e soprattutto lo studio dei contenuti , con largo anticipo sui tempi di programmazione. Infatti , se si vuole realizzare una serie lunga e interessante , con quel che comporta in tema di scrittura e di ambientazione, bisogna iniziare la preparazione almeno due anni prima della trasmissione delle prime puntate, e per fare questo bisogna essere bravi, intuitivi e molto seri.

Munafo’ tanto per capirci e’ l’inventore del “Maresciallo Rocca” e del “Commissario Montalbano” solo per citare i primi, ma anche di tutte le altre serie di successo che un po’ si vendono anche  all’estero. 

Ma gli ultimi anni del suo lavoro non furono sereni: il direttore generale Agostino Sacca’ non tollerava la sua indipendenza e tanto fece che lo costrinse a dimettersi.

Il seguito sembra una commedia all’italiana: Sacca’ lascia la direzione generale e dopo aver tenuta la casella vuota della direzione fiction per più di un anno approfittando della benevolenza di un bravo tecnico come Antonio Ferraro , cui era stato promesso il posto, ci si piazza lui , dimostrando a tutto il mondo che quel posto era il più importante della Rai. 

Ma perché era ed e’ il più importante? Semplice, perché da li’ si possono gestire molti soldi e molte carriere , praticamente senza che nessuno possa dire nulla .

Ed ecco la trasformazione della fiction da  elemento editoriale a arma affilata: Sacca’ elimina praticamente la lunga serialità , che ha bisogno di tempi lunghi , ed inventa la miniserie, due puntate secche , che consente innanzitutto di giocare su molti tavoli e di usare molte attrici, e che non ha bisogno di preparazione . Ovviamente la clientela si allargò , il potere del direttore divenne assoluto e dispotico, e si crearono volti, soprattutto femminili, e ricchezze: ma con quale risultato? La qualità divenne infima , le vendite estere impossibili perche’ la miniserie era format sconosciuto in Europa ,e le miserie umane sempre più evidenti.

Sacca’ alla fine pagò, divenne vittima di se stesso grazie a intercettazioni telefoniche e passò lo scettro a Del Noce , che dopo qualche incertezza e con il ritrovato accordo con il direttore Masi , e ovviamente l’appoggio di Forza Italia, continuo’ energicamente la politica delle miniserie , che e’ poi finita, grazie alla vittoria di allora delle sinistre, nelle mani della signora Andreatta che aveva tutte le carte a suo favore : il padre ai tempi ministro influente, Enrico Letta, la Banca d’Italia, e Sacca’ che era stato il suo maestro  oltre naturalmente a Bernabei, dominus indiscusso dei rapporti con il Vaticano. Sappiamo, per inciso , che i figli dei potenti sono destinati prevalentemente alla Rai, comoda e generosa tutrice.

Da allora la Signora della fiction ha gestito da sola tutto, soldi , facce ,carriere , autori, storie , con una sottile vena di crudeltà verso tutti coloro che non facevano parte del suo ristretto cerchio magico , composto con metodo, mentre decine di produttori alla fame bussano alle porte Rai senza capire perché le loro storie non vengono accettate in quanto nessuno da’ spiegazioni .

Eppure sembra che la fiction della Rai  sia vincente , e nessuno si rende conto che non e’ così, ma esattamente il contrario: tutti quei soldi dispoticamente amministrati producono ben poco , le fiction non si vendono all’estero salvo alcune eccezioni, non si replicano , per non annoiare, alcune vanno malissimo come ascolto, e il costo a puntata e’ superiore al costo medio nazionale di un film. Quello che funziona lo dobbiamo ancora a Stefano Munafo’, mentre la protervia con la quale vengono scelti gli appalti , con l’ incredibile appoggio della legge sul Tax credit interno statale, la dobbiamo ai suoi successori , che si sono schierati compatti contro l’ipotesi di un bando pubblico per la fiction , che avrebbe di fatto annullato il loro potere.

Questa e’ la nostra fiction per chi ha voglia di affrontare l’argomento.   

Avv. Michele Lo Foco.

Autore dell'articolo: staff

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