IL COMANDANTE

Regia di Enrico Maisto (II). 

Un film con Felice Esposito, Francesco Maisto. 

Genere Documentario – Italia, 2014

Il giovane regista Enrico Maisto approda con questo lavoro del 2014 – riproposto in occasione della rassegna cinematografica “La Macchina del Tempo” presso la Fondazione Il Lazzaretto di Milano – al suo secondo lungometraggio, che è, per sua stessa ammissione, un’indagine sugli Anni di Piombo da una prospettiva personale, e cioè a partire da due figure cardine del suo vissuto e della sua formazione. 

Da una parte c’è Felice, comunista, ex-militante di Lotta Continua. Per il regista Enrico Maisto, una specie di mito personale, coltivato negli anni dell’adolescenza, con cui decide finalmente di fare i conti. Dall’altra Francesco Maisto, padre del regista, giudice di sorveglianza a San Vittore negli anni Settanta. 

Felice e Francesco sono stati grandi amici, nonostante i ruoli che in quegli anni li hanno visti appartenere a schieramenti opposti. Contraddizioni e stranezze di un periodo storico tanto complesso quanto affascinante che il poco più che ventenne Enrico, ancora studente, cerca di sviscerare e affrontar, in un tête-à-tête lucido e senza sconti con entrambi i protagonisti. 

Una doppia intervista cucita da momenti interlocutori che mostrano una Milano silenziosa di qualche anno fa e che dilatano lo spazio-tempo, creando le giuste pause per ragionare sulle parole appena pronunciate dal giudice e dal rivoluzionario. 

La voce fuori campo del regista pone domande, mentre la cinepresa, severa e attenta, inquadra in lunghi piani sequenza le loro risposte. Senza tagli o interventi di montaggio il tempo reale della risposta – e anche della riflessione e della titubanza – viene mostrato per esteso, come fossimo testimoni diretti dell’intervista. Non c’è per loro possibilità di sfuggire, o aggirare, gli interrogativi di Enrico.

Il documentario è un vaso di Pandora che scoperchia tutta l’incoerenza di un’epoca, ma anche l’amore e l’affetto reciproco di Felice e Francesco, e le diverse sfaccettature delle loro personalità. Emerge anche la loro impossibilità a condannare certi avvenimenti.  Dall’altra parte abbiamo Enrico, figlio degli anni Novanta, che vuole capire dai suoi padri – biologici e ideali – cosa sia accaduto in quegli anni, le ragioni più profonde della lotta armata, se davvero all’epoca poteva essere l’unica risposta possibile o se non ve ne fosse un’altra. 

Un’intervista seria e onesta, che mette da parte la fascinazione per un periodo della nostra storia nazionale troppo spesso romanzato e idealizzato e ne cuce invece i dettagli più veri, che oggi ci fanno apparire molto lontano e forse incomprensibile il confronto con i sessantottini: uccidere per un ideale, può essere un gesto ancora oggi giustificabile? Un interrogativo che demarca in maniera irreversibile il muro tra due generazioni, tanto vicine quanto lontane. 

Enrico Maisto, promettente regista oggi poco più che trent’enne riprenderà il confronto con la sua storia intima e le figure che l’hanno costellata nel prossimo film che vede la madre come protagonista e si riaggancia stilisticamente proprio a Il Comandante.

Jessica Sottile

Autore dell'articolo: staff

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