Gauguin a Tahiti. Il paradiso perduto

Il film evento con soggetto di Marco Goldin e Matteo Moneta, sceneggiatura di Matteo Moneta e regia di Claudio Poli dedicato all’artista che lasciò tutto per seguire la sua ispirazione primitiva e reinventare completamente la pittura occidentale.

Io sono un selvaggio, un lupo nel bosco senza collare

Queste le parole che meglio descrivono l’animo di Paul Gauguin, pittore indolente verso il male di vivere della modernità e i riti artificiosi di una società in cui uno spirito libero come il suo non riesce a trovare pace. La forza di questo suo anelito all’essenzialità, alla verità e alla libertà che solo la natura incontaminata è in grado di regalare lo spingono ad abbandonare la famiglia e a lasciare Marsiglia partendo prima verso la costa bretone e infine verso Tahiti, in Polinesia, dove passerà il resto dei suoi giorni quasi senza intervalli.

Una vita che fluisce sullo schermo senza che venga rappresentata ma che non perde la potenza della storia grazie alla voce di Adriano Giannini che, con il suo tono caldo e profondo, riesce a restituirci il profilo di un uomo che spese dodici anni della sua vita in una febbrile ricerca di autenticità, d’immersione nella natura, di sensazioni, visioni e colori che trasporrà nelle sue opere come nessun altro aveva mai fatto; gli stessi quadri che furono ragione di critica e derisione da parte dei contemporanei saranno la traccia eterna di un’arte unica che lo consacrerà come uno dei più grandi artisti di sempre.

Il sodalizio, nato nel precedente film “Hitler contro Picasso e gli altri”, tra la direzione di Claudio Poli e le musiche originali firmate dal compositore e pianista Remo Anzovino, si rivela nuovamente un risultato avvincente: infatti la colonna sonora riesce a garantire una fluidità e una scorrevolezza del racconto che accostata ai quadri e alle parole stesse di Gauguin permettono per tutta la durata della pellicola un’immersione nel mondo esotico dove trovò la pace e l’ispirazione per soggetti e colori.

Film che riesce a istruire intrattenendo grazie agli interventi degli esperti curatori dei diversi musei in cui i suoi quadri sono oggi esposti. Inoltre, Il film, giocando su un contrasto di immagini fra la città e la natura, fra luoghi del passato che si preservano ancora incontaminati e immagini di una lenta e irrefrenabile globalizzazione, è in grado di risvegliare in chi lo guarda la stessa smania di ignoto e desiderio di fuga che spinse Gauguin, facendoci sentire vicini a quest’ultimo e al tempo stesso accennare con rammarico gli effetti della cosmopolitismo che arriva ad intaccare persino questo “paradiso perduto”.

Al cinema il 25-26-27 Marzo

Riccardo Luigi Ferrari

Autore dell'articolo: staff

2 commenti su “Gauguin a Tahiti. Il paradiso perduto

    Siki

    (18 Marzo 2019 - 19:39)

    Ottima recensione! Continua così Riccardo Ferreri!

    Ilaria Lops

    (18 Marzo 2019 - 19:45)

    Ottima recensione! Mancano un paio di virgole qua e là ma si vede che il ragazzo ha stoffa! Il suo stile di scrittura barocco ed un po’ ermetico fa sorgere spontaneo il paragone con una colonna del giornalismo quale Gianluca Rossi.
    Spero di leggerti ancora su questo sito Riccardo Ferreri!

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