Gabriele La Porta

Al mondo ci sono persone dotate di carisma e di forza caratteriale, poche, ed altre di cui non ricordi nulla, tante.

Gabriele era una forza della natura, e proprio la sua natura lo aveva forgiato e lo ha poi ucciso, un mix di esibizionismo, cultura, aggressività, bisogno di affetto e decadentismo.

Chiunque lo abbia conosciuto ha avuto modo di sentire alcuni di questi aspetti e di esserne attratto, anche perché il coinvolgimento era la sua logica lavorativa.

Come Platone anche Gabriele estraeva dalla persona quello che sapevano dare, pensare e inventare, anche se non lo avevano mai fatto. L’arte maieutica gli consentiva di creare gruppi di amanti della cultura, appassionati cantanti e poeti, estrosi artigiani e donne speranzose.

Donne: Gabriele le amava come una volta si amavano, con passionalità e dedizione, con libidine e insofferenza, e loro lo ricambiavano con amore ed isterismo. 

Gabriele resterà nella memoria degli amici che lo hanno visto cadere nel pantano della depressione e sopravviverà nella memoria lavorativa della Rai cui ha dato anima colore e passione, elementi che le mancavano e le mancano soffocati da un diffuso egoismo e da un generico disinteresse verso il mondo.

Gabriele amava il mondo in molte delle sue espressioni e lo interpretava preferibilmente come divulgatore ma poi anche come attore, attore che recita e che partecipa, che racconta e che soffre.

E’ morto soffrendo ma ci ha raccontato tanto.

Michele Lo Foco

Autore dell'articolo: redazione

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