Cannes 2018

E’ impressione condivisa che quest’anno Cannes appare sottotono. Non parliamo soltanto della selezione dei film in concorso e quelli destinati alle numerose rassegne, ma è l’atmosfera in generale della città ad essere sottotono ed eccessivamente agevoli nel percorrerli i corridoi del “marché” nel Palais du festival.

Le misure di sicurezza, ossessivamente meticolose, si svolgono sotto lo sguardo algido degli agenti di polizia e  dei militari armati con fucili d’assalto. L’immagine complessiva che se ne ricava corrisponde di più all’immaginario di qualche Repubblica sudamericana che non alla patria del più importante festival internazionale di cinema. 

L’Italia è rappresentata in forze da distributori, tra cui spicca la Eagle Pictures che fa mostra di opulenza con una squadra di ben 10 persone accreditate al “marché”, testate giornalistiche ed enti pubblici e privati, dove i primi , grazie a pantalone, largheggiano di accrediti per il proprio personale.

Se poi invece si analizzano le location ove si muove questa Italia del cinema, si scopre che tutti i crimini si consumano tra l’Italian Pavillon al Hotel Majestic e la “marna” dove sono affastellati gli stand del Palais. Le suites sulla Croisette rimangono appannaggio delle grandi compagnie di distribuzione e produzione, dove, a fronte di asking price a 7 cifre, ci si può ristorare  con buffet che alla Festa del Cinema di Roma non si sono mai visti.

Ad onore della creatività e stile italiano vanno fatti i complimenti al nuovo allestimento all’ingresso dell’Italian Pavillon che ormai sta diventando una piccola tradizione e si consacra come uno dei luoghi del festival da vedere assolutamente. Una luna in uno scenario notturno e fiabesco è il termine di cui percorso tra suoni, immagini ed oggetti scenografici che attira visitatori curiosi in transito al Majestic.

Sebbene già il 10 di maggio sia festivo in Francia (celebrano la vittoria della seconda guerra mondiale) sui marciapiedi all’ombra delle palme della Croisette latitano gli appassionati. Non c’è più quella calca che impedisce di passare davanti al red carpet e costringe a lunghi giri per le strade secondarie e davanti alla biglietteria i cinefili con i cartelli che chiedono i biglietti omaggio si possono contare sulle dita delle mani.

Non si può fingere che in questi tempi oscuri tutto sia come prima. C’è una patina che attutisce la brillantezza di quella che avevamo imparato a conoscere come una festa del e per il cinema. Una sordina che impone una tonalità in modalità minore alla voce della 7 arte.

Minnesota Fez

Autore dell'articolo: staff

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