Brutti e cattivi

Brutti e cattivi, passato per la sezione Orizzonti a Venezia e pluricandidato (non premiato) ai David di Donatello con sei nomination, è l’esordio alla regia di Cosimo Gomez, ex scenografo e autore del soggetto Premio Solinas nel 2012 da cui nasce il film.

Il film, il cui titolo evoca il Brutti, sporchi e e cattivi di Ettore Scola, racconta una rocambolesca corsa all’oro di quattro freaks contraddistinti da vari handicap: un mendicante senza gambe (un Claudio Santamaria stavolta sottotono, con Ray-Ban alla Johnny Deep in Paura e delirio a Las Vegas), una ballerina senza braccia femme fatale con retaggio hard-boiled (Sara Serraiocco, strepitosa in La ragazza del mondo), un tossico decerebrato (Marco D’Amore, per cui sarà difficile uscire dal celebre personaggio di Ciruzzo di Gomorra) e un nano scassinatore (il rapper – qui disinvolto attore – Simone Martucci, cliccatissimo su YouTube come Simoncino che, come dichiarato dal regista a Stracult, ha determinato dei cambi radicali di sceneggiatura per adattare il suo personaggio). Dopo una movimentata rapina come incidente scatenante dello script e una serie di assassini da cartoon, il malloppo/movente dei personaggi – finirà (?!) nella dorata Svizzera, vanamente inseguito dalla mafia cinese. Insomma buon cast primario, come notevole è la resa cromatica del film fatta di colori sgargianti, scenografie iperrealistiche, costumi trucco e parrucco da urlo, location de’ borgata (lo straniante quartiere romano di Tor di Nona e le celeberrime vele di Calatrava, monumento allo spreco e all’impunità in zona Tor Vergata, gia set di Suburra) fino a una riuscita deriva musical. Realismo nel melting pot del variegato gruppo di personaggi secondari (prostitute nigeriane, papponi slavi, mafiosi cinesi, un prete africano) tutti con una precisa funzione narrativa in una sceneggiatura che risulta funzionante seppur qualcosa del plot risulti prevedibile, e l’happy-end finale impropriamente dolciastro. Tra i piccoli ruoli ci piace segnalare Fabiano Lioi, citazione vivente al “mezzo soldato” delatore di Lee Van Cleef ne Il buono, il brutto e il cattivo di Sergio Leone, Adamo Dionisi sottoutilizzato rispetto al truce magistrale zingaro di Suburra e Giorgio Colangeli, commissario ieratico con sguardo alla Marty Feldman. E ricchezza di riferimenti colti, dal seminale Freaks di Tod Browning al Lynch di The elephant man e Twin Peaks, passando per Jodorowsky fino ai nani felliniani ed herzoghiani. Per chi fosse interessato ad approfondire (se riesce a trovarlo) segnalo il volume Freakshow – il cinema della difformità di Pier Maria Bocchi e Andrea Bruni, Puntozero 1998.

Brutti e cattivi non è una delle solite commedie italiote fatte con lo stampino, ed ha il coraggio di tralignare e rischiare con personaggi spiacevoli le cui vite per come finiscono sembrano non avere alcun valore (altra cosa l’empatia di Browning e Lynch, o le interpretazioni di Lon Chaney senza la comodità della computer graphic…), peccato non abbia avuto grande fortuna al botteghino, nonostante una buona distribuzione, e questo fa pensare ad una certa omologazione del gusto e a quanto siano lontani i fasti del cinema di genere italiano, tanto che vani sono i pochi tentativi di ripercorrerlo.

Gaetano Gentile

Autore dell'articolo: redazione

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