ATTACCO A MUMBAI

REGIA: Anthony Maras

Cast: Dev Patel, Armie Hammer, Jason Isaacs, Nazanin Boniadi, Anupam Kher, Natasha Liu Bordizzo, Angus McLaren, Tilda Cobham-Hervey, Carmen Duncan, Suhail Nayyar

La vera natura di un uomo si rivela nei momenti di massima avversità.

Così, ne film di Maras, un umile cameriere e un rinomato chef internazionale si rivelano essere gli eroi di quello che sarà uno degli attentati terroristici più organizzati della storia moderna. Bastano pochi secondi per trasformare il Taj Mahal Palace Hotel, punta di diamante del turismo di lusso indiano, nel teatro di atroci sofferenze e indicibili barbarie, quando un commando armato di terroristi jihadisti fa irruzione con l’obbiettivo di fare più vittime possibili e catturare ostaggi.

Solo la coesione tra i sopravvissuti e la nobile abnegazione del personale rimasto a proteggere gli ospiti potranno evitare la morte delle più di 470 persone scampate alla tragedia.

Il film proietta lo spettatore nel focolaio del conflitto, talvolta con scene crude e brutali, che colpiscono con violenza e trascinano la mente attraverso quegli attimi di straziante terrore. Ma la telecamera di Maras non si limita a questo: la pellicola si concentra sulle storie di schietta umanità, drasticamente contrapposte alla cieca bestialità dei jihadisti. Tra i sopravvissuti alla prima sparatoria vi sono, infatti, uomini e donne appartenenti a tutte le classi sociali, i quali si ritrovano improvvisamente alla pari, in una circostanza dove l’unico bene da proteggere è la vita.

È ragguardevole come Maras sia riuscito ad analizzare il lato umano della vicenda, entrando nelle menti dei sopravvissuti, come in quelle degli attentatori. È infatti a quest’ultimi che sono dedicati non pochi dialoghi, facendo trasparire l’accanimento indotto e i rapporti interpersonali.

Da una parte, si delinea la psicologia dei superstiti che, guidati dall’eroico personale dell’hotel, riescono a trovare unità e complicità nel perseguire l’unico obbiettivo comune possibile: sopravvivere. Dall’altra, è mostrato il carattere deviato dei terroristi, i quali vivono in un mondo a parte, artificioso, indottrinato nelle loro menti, creato ad hoc per motivare una spietatezza inaudita verso i propri simili. Il messaggio trasmesso è forte e univoco, veicolato dai feriti sorretti con altruismo, dai gesti di eroismo dei protagonisti, dalla solidarietà indiscriminata dei sopravvissuti.

Il terrorismo non ha religione, non ha colore, non ha nazionalità; il terrorismo ha solo un sentimento: l’odio.

Andrea Galliazzo

Autore dell'articolo: staff

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