AKIRA 30º anniversario

 Trenta anni fa, nell’estate del 1988, uscì in Giappone uno dei più famosi e visionari lungometraggi di animazione della storia orientale: “Akira”, tratto dall’omonimo manga del maestro Otomo e arricchito dalla memorabile colonna sonora di Yamashiro. Quasi due anni dopo il film sbarcò anche in Europa e in Italia, quasi esclusivamente in VHS.

Oggi, grazie a Nexo Digital e Dynit, solo il 18 aprile 2018 come evento speciale per celebrare il trentesimo anniversario dell’opera, “Akira” verrà distribuito nel nostro paese sul grande schermo con un nuovo doppiaggio che, se siete degli appassionati, vi lascerà a bocca aperta già dalle primissime sequenze. Il nuovo doppiaggio infatti è maggiormente attento filologicamente alla trascrizione dei nomi giapponesi e non solo: la recitazione dei doppiatori si fa ora più matura, meno infantile, lontana dallo stereotipo a cui siamo stati abituati per decenni anche su produzioni rivolte al pubblico adulto. Sicuramente la voce che ci ha più colpito, radicalmente diversa dall’originale doppiaggio degli anni ‘90 è quella dell’esper Masaru, che crea un effetto di straniamento capace di tradurre bene il suo essere insieme vecchio e bambino.

Per chi invece non ha mai visto “Akira” si troverà davanti a un film estremo, radicale, iperbolico, una sequenza di esplosioni e disordine che crescono in maniera esponenziale fino a diventare incontrollabili e paradossalmente, più che distruttive, generative, un vero e proprio big bang, che grazie a una catastrofe offre nuova possibilità alla vita.

I disegni e le animazioni di “Akira” hanno subito in trent’anni ciò che accade solo ai capolavori: da originali e per certi versi anche provocatorie, sono diventate dei veri e propri classici che hanno segnato una generazione intera di appassionati e addetti al settore.

A questo proposito “Akira” non vuole in modo barocco e sterile riempire ogni inquadratura di migliaia di minuscoli dettagli, non mostra i muscoli variando nella ripetizione, come accade in altre produzioni, “Akira” è capace di rappresentare l’interno di una lavanderia spoglia in cui però i pochi oggetti e le figure presenti hanno una cura microscopica, che subito trasmette la quotidianità dei giorni e delle mode. Durante le moltissime fughe in moto, dentro la Tokyo futuristica post terza guerra mondiale raccontata dal film, ogni minuscola luce dei centinaia di grattacieli o delle vetture sulle strade appare, nella costruzione dell’animazione, realistica e viva.

La colonna sonora di Yamashiro poi rimane assolutamente inimitabile e da sola vale la pena di rivedere “Akira”, un film di animazione che, in fondo, nel suo sicuramente aperto finale, suggerisce all’uomo del duemila tante chiavi di lettura diverse: dalla degenerazione politica e democratica al turbocapitalismo militare e della ricerca scientifica.

Tuttavia ma il messaggio più chiaro e forte che il film lancia, con un esempio in fondo negativo, è la necessità, comunque vada il futuro, di non perdere mai il controllo, di non farsi mai accecare dalla potenza metaforica di “Akira”.

Il 18 Aprile al cinema

Marco Citro

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Autore dell'articolo: staff

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